Tra pittura e musica. L’Arte sinestetica di Giancarlo Cazzaniga

Sala Fontana ha presentato, durante i mesi di settembre e ottobre 2018, una retrospettiva di Giancarlo Cazzaniga. Protagonista dagli anni ’50 al 2013, anno della sua scomparsa, della scena culturale italiana. Dapprima con la sua adesione a quelli del  “Realismo esistenziale”e la concomitante presenza e frequentazione degli ambienti e delle menti maggiormente fervide di quel tempo quali il Jamaica, il Santa Tecla , Lucio Fontana, Roberto Crippa, Giorgio Gaber, Leonardo Sciascia.

La sua pittura è altamente evocativa come dimostrano le atmosfere cupe e fumose di una Milano che rinasce dalle ceneri, come una fenice fatta di musica ed arte, protagoniste dei lavori degli anni ’50, dove agli interni bui dello studio si abbinavano le scure ambientazioni dei jazzisti all’opera nelle caves milanesi. E la successiva “scoperta” della luce e del colore nelle sue vegetazioni, nei suoi cieli in tempesta , in un jazz maggiormente modulato.

Il Cazzaniga, come spesso al lui ci si riferiva, ha portato a compimento un percorso artistico di notevole levatura, attraversando ben precise fasi: esse si raccontano da sole, all’interno dei quadri stessi, dispiegando coerentemente un viaggio durato una vita. Infatti, che si parli di jazz men avvolti nella nebbia fumosa del bar Jamaica o delle inflorescenze arrostite dal sole della Sicilia o dai tramonti al Conero, sempre si può notare la sua costante ricerca di un punto di vista dinamico, mai statico, di una luce nell’ombra, di una matericità avvolgente. Le pennellate a volte più rapide a volte lente e distese creano agglomerati viventi; ombre e luci concorrono a delineare figure nascoste all’interno di un immaginario caliginoso, cupo, evidente non solo nella letteralità dell’ambientazione jazz ma anche sottilmente acclusa alle svariate raffigurazioni della natura, sia morta, inserita in un fosco ambiente inidentificabile, sia viva e vegeta: come i suoi girasoli arsi in un campo dal vento e dal sole.

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