Antonio Mignozzi: “Materia viva”

Il borgo di Lucio Fontana presenta la personale di Antonio Mignozzi, mostra curata da Massimo Cassani, composta da una selezione di 30 opere dell’artista. Mignozzi (Trebisacce, Calabria 1942) nasce in una famiglia di artisti, il padre è musicista e pittore e lo introduce precocissimo alle arti visive. I suoi maestri spirituali sono i grandi del rinascimento italiano quali Piero della Francesca e più d’appresso gli esponenti del Novecento a cui lo lega la ricerca della materia e delle tematiche metafisiche. Pittore e artista coerente esprime nei suoi lavori un’intensa liricità poetica abbinata ad una potente forza espressiva. Pur usando tecniche desuete quali l’affresco le sue opere mantengono una vivace freschezza creativa, consegnandolo a pieno titolo alla pittura del ‘900 italiano.


Antonio Mignozzi – La storia sul muro

Scorre la mano sulla superficie abrasa del lungo muro. Accarezza sfiorando le irregolarità della materia dove il colore con pervicace convinzione si è inserito a marcare il racconto. Lungo tutto il tragitto leggiamo le storie. Narrate dal ragazzo che è diventato uomo e ora è pittore. Dannata razza, sfortunata genia costretta dall’Arte Tiranna  a tracciare linee, a riempire il vuoto di materia e colore, a costruire immagini, dare corpo ai sogni, ai nascosti pensieri, rendere reale l’irreale, dare sostanza a ciò che non è tangibile né materiale, l’angoscia, il dolore, la gioia, l’amore. I sentimenti, reconditi, espressi, innominabili, agognati. Antonio, il ragazzo di Calabria che disegnava, insopprimibile necessità, ha preso gli arnesi del dipingere e ha iniziato ad affrescare il lungo muro che circonda senza mai chiudersi i labirintici intrichi della nostra città, la nostra anima, la nostra storia, i nostri ricordi e la nostra memoria. Ha fatto sua, pieno tesoro,  la conoscenza della storia, dell’Arte, e la racconta a noi. Impavido eppur mite. Fermo e forte nelle certezze del suo fare. Leggiamo l’immenso affresco del nostro tempo. La lezione della storia è forte ed imprescindibile nel prosieguo del cammino. La tecnica è antica e nobile, il segno si nutre dei propri maestri, primo fra tutti Piero della Francesca, il suo fare, la sua poetica. La visione è metafisica, talvolta, icone immote come nelle piazze di De Chirico, dove il senso dell’attesa carica il mistero del domani, dell’angolo nascosto al di là del muro, rumori ovattati, presagi del domani, ombre che fuggono, dissolte nella luce. Animali fantastici, pesci volanti a solcare il cielo dei nostri pensieri, seguendone le scie che formano nell’aria strani segni, simboli arcaici, ricordi primordiali e la musica, nel silenzio, avanza. Paesaggi sconosciuti, fuori dal tempo e dallo spazio, architetture del sogno, archetipi del desiderio, dove, dopo l’aspra lotta  torna a regnare, sempre, la pace. Ed ancora il racconto dell’amore, muliebri e vagheggiati volti, dall’immobile sorriso ammiccano, accennano, si ritraggono, si concedono. Come le donne di Campigli, stanno ad osservare promettendo i tormenti della passione o il gelido vento dell’indifferenza. Affacciate al balcone si sporgono dal muro e guardano la folla. Sotto di loro le geometrie impazzite del labirinto della città, ordite trame a confondere i pensieri. Per ritrovare la via, la grande parete dipinta riconduce all’ordine. Architetto delle idee e della memoria Antonio Mignozzi affresca l’interminabile barriera che divide lo scorrere del tempo dall’eternità. Usa la sabbia del deserto, la terra diventata rena per l’erosione dei venti, riporta la materia primigenia al rango nobile dell’espressione più alta dell’Arte. Terra perché è l’elemento più puro legato all’uomo e alla sua storia. Terrà perché genesi e nemesi della nostra vicenda. Terra perché è il colore originale. Terra perché tutti ci comprende.

Cos’è dunque, in cosa consiste il mestiere di pittore che Antonio con fierezza ed umiltà ha fatto proprio dalla giovinezza alla piena maturità? Semplicemente descrivere? No, molto di più, è raccontare, comporre, poetare, sostenere, nutrire, alimentare, l’anima, la mente, la conoscenza, il cuore. Non è facile in un’epoca folle, dominata dall’avere dove l’essere è confinato a corollario della sopravvivenza, dove la tecnologia sostituisce i pensieri e financo i sentimenti, dove l’amore si consuma spesso in un click, dove la realtà si trasfigura in pura e disumanizzante virtualità. Non è facile perseguire la pittura, vera, pura, come mezzo di comunicazione, come trasposizione reale del pensiero. E non un’arte che insegue le mode e adatta il suo fare ai dettami dell’oggi, ma un’arte profonda, fiera di se stessa e della storia da cui è stata generata.

Questa è la via, questo il percorso che Mignozzi persegue. Coraggio, coerenza, sapienza, conoscenza. Quest’uomo è nato pittore e lo sarà sempre, consegnato all’ars pittorica che ha nutrito e da cui ha tratto nutrimento. Malato di quell’amore antico che unisce l’artista a Calliope per il racconto epico che è il corpus poetico della sua opera. Antonius pictor excellentissimus. A te la tela, a noi il piacere di ascoltare il tuo racconto.

Stefano Cortina


Inaugurazione 12 ottobre 2019 h. 18.00 in Sala Lucio Fontana – Via Garibaldi 560 – Comabbio (VA)

Per info:  tel. 0331968572